JOHN CLEESE CREATIVITA'La creatività è una dote naturale? E’ proprio vero che i creativi hanno qualcosa di diverso? Secondo John Cleese, storico esponente dei Monty Python, no. Il Q.I. di un ingegnere, di uno scrittore e di un creativo non sono poi così diversi. A distinguerli è solo il modo di agire. L’agire creativo non è finalizzato ad uno scopo immediato o pratico, ma è guidato dalla curiosità e dal divertimento, come l’agire dei bambini.

A monte ci sono due stati mentali opposti: CLOSE e OPEN. Quando agiamo in modalità chiusa puntiamo al risultato, siamo attivi e ansiosi, impazienti e maniacali. In questa fase non c’è spazio per la creatività né per l’ironia. Quando agiamo in modalità aperta siamo invece rilassati, espansivi, ci perdiamo dietro alle curiosità che incontriamo più che puntare dritti alla meta. E’ in questo stato giocoso che la creatività naturale è libera di affiorare e aprirci a soluzioni impreviste.

Quando Alexander Fleming scoprì la penicillina era senza dubbio in modalità aperta. Aveva appena trovato una delle sue colture di batteri coperta di muffa. Se fosse stato in modalità chiusa l’avrebbe presa e buttata nella spazzatura. Ma in modalità aperta la curiosità ebbe la meglio e lo scienziato fece la scoperta che cambiò la storia della medicina.

Un invito alla modalità aperta arriva anche da Leonardo da Vinci: «Sii vago spesse volte nel tuo andare a spasso», scrive il genio nei suoi appunti, invitando a una camminata curiosa e rilassata che consenta di guardare gli uomini parlare, discutere, ridere e azzuffarsi e poi annotare tutto su un piccolo libretto.

Anche Alfred Hitchcok utilizzava spesso la modalità aperta per uscire dai blocchi creativi. Quando le discussioni diventavano intense, Hitchcock le interrompeva e raccontava una storia che non c’entrava nulla con il lavoro. “Rilassiamoci” diceva. E subito le cose prendevano un’altra piega.

Come entrare in uno stato “OPEN”

Per entrare in uno stato OPEN, dove la creatività possa liberarsi, servono, secondo Cleese, almeno 5 condizioni:

1 – LO SPAZIO
Innanzitutto bisogna concedersi uno spazio per se stessi, lontano da disturbi e interferenze, un’oasi di tranquillità totale.

2 – IL TEMPO
In secondo luogo bisogna concedersi del tempo. Almeno un’ora e mezza per volta, un periodo sufficiente per entrare in uno stato meditativo (daydream) limitato da un inizio e una fine.

3 – IL TEMPO

Può sembrare una ripetizione, ma non lo è. Per lasciar fluire la creatività bisogna resistere alla tentazione di prendere subito una decisione. Ci si concede del tempo sospeso, dimenticando l’oppressione di consegne e scadenze, e si resta nel limbo. Per guadagnare tempo bisogna prima concedersi di perdere tempo.

4 – LA SICUREZZA IN SE STESSI
Per giocare ci vuole confidence. Quando si gioca non c’è spazio per la logica, e soprattutto non bisogna aver paura degli errori.JOHN CLEESE, DISCORSO SULLA CREATIVITA'

5 – LO HUMOR
L’ironia è la parte centrale del gioco. Lasciando andare la serietà in cambio di dell’umorismo, si entra in uno stato catartico e ispiratore e si assoceranno tra loro i concetti in modo inaspettato.

Una volta trovata la soluzione creativa bisognerà tornare in modalità chiusa per l’attuazione delle strategie e poi di nuovo in modalità aperta per la verifica dei feedback. Il processo complessivo sarà dunque un’alternarsi di apertura e chiusura, gioco e metodo. L’importante è non cadere nella tentazione di bloccarsi in modalità chiusa con l’illusione di controllare la strada e raggiungere prima la meta. Senza apertura non c’è creatività possibile.

 

Si ringraziano per gli spunti: