web reputationLa Web Reputation è uno dei temi caldi di questo periodo, soprattutto per quanto riguarda le aziende. L’immagine on-line infatti è un asset intangibile e strategico e sempre più dipende da fattori esterni e non controllabili. Pensateci: quando dovete scegliere un ristorante, che mosse fate? Google, foto… recensioni. E di quell’azienda cosa si dice? Se ci sono due link, il sito ufficiale e il commento di un utente, quale leggete? E’ ormai evidente che una buona reputazione vale molto più di tutta la pubblicità diretta promossa dalle Aziende: una somma di giudizi esterni sembra garantire maggior autenticità che il messaggio stesso.

Ma c’è un’altra Web Reputation, oltre quella aziendale, che ad oggi risulta essere decisiva: è la Web Reputation personale. Ovvero, quell’insieme di informazioni disponibili on-line sui soggetti privati, che possono essere tracciate e organizzate per delineare profili, valutate candidati, e per svariati utilizzi altri.

UNA REPUTAZIONE FUORI CONTROLLO

Lo sviluppo del web ha contribuito enormemente ad aumentare la quantità di informazioni sul nostro conto che sono al di fuori del nostro controllo. Per quanto la Normativa sulla Privacy, la 196 del 2003, abbia messo dei paletti al circolare di informazioni riguardanti i dati personali, il web è un territorio troppo ampio e incontrollato per poter veramente garantire una tutela. E spesso siamo proprio noi stessi ad alimentare la bad reputation sul nostro conto, con tutte le conseguenze concrete che questo può avere sulla nostra vita, a cominciare da quella lavorativa. Si pensi a tal proposito che il 25 per cento dei selezionatori del personale dichiara di aver escluso potenziali candidati a partire dall’analisi del loro profilo social.

Il WEB NON DIMENTICA

web reputationQuesta è una delle prime regole da tenere sempre a mente. Tutto ciò che immettiamo sul web fa MEMORIA. Vecchi post, profili passati, foto, registrazione di domini, articoli di giornale, sentenze… gli archivi del web sono una fucina di informazioni che continua a parlare di noi anche a distanza di anni e contro la nostra volontà. Una mole di materiale che può diventare una sorta di gogna elettronica e ritorcersi contro di noi quando avremmo bisogno di una reputazione pulita.

CHE COSA DIVENTA “WEB REPUTATION”?

Si sbaglia a pensare che a fare reputazione su internet siano solo gli elementi di gravità evidente, come reati penali, condanne, o articoli diffamanti. Tutto quanto seminiamo sul web fa reputazione, e tutto può essere un elemento di validazione della nostra persona: i nostri gusti personali; i luoghi in cui siamo stati; i locali che frequentiamo; gli oggetti che abbiamo acquistato o venduto; i nostri amici virtuali; il nostro orientamento politico; le nostre inclinazioni sessuali; i gruppi a cui apparteniamo; le associazioni a cui siamo iscritti; perfino la macchina che abbiamo. Tutto parla di noi e tutto può essere un elemento di profilazione.

WEB REPUTATION: UNA MINIERA DI INFORMAZIONI PER LE AZIENDE

In un altra chiave di lettura, quella di imprese, banche e assicurazioni, il mondo web rappresenta un ottima fonte di informazioni per analizzare diversi rischi o esigenze. Si pensi a una partnership, una collaborazione di lavoro, un’assunzione, un’acquisizione, una fusione, un’incorporazione e a tutte quelle attività ordinarie e straordinarie dove c’è necessità di profilare l’aspetto etico, morale e professionale di una persona fisica o di un soggetto giuridico. Il mondo web, processato da esperti che creano dossier, è una miniera di informazioni, innumerevoli e strategiche.

CHE COSA SI DICE DI ME?

web reputationScoprire qual è la propria reputazione on-line è relativamente semplice. Un primo, ovvio passo, è scrivere il proprio nome su Google: che cosa appare? Quale materiale circola in rete? Scavando un po’ più in là delle prime pagine, ci si potrebbe stupire nel reperire on-line foto, vecchi blog, informazioni private risalenti ad anni passati. Vale la pena spendere qualche ora per conoscere il proprio “io” elettronico. Per allargare la ricerca, si può provare anche a cercare informazioni anche su qualche pseudo utilizzato negli anni passati. O magari utilizzare un motore di ricerca delle persone come PIPL https://pipl.com/

FACEBOOK: IL MONDO NON SI E’ FERMATO MAI UN MOMENTO

web reputation facebookI post su Facebook, se contrassegnati con il MONDO sono, come tutti ben sanno, a visibilità pubblica, e quindi raggiungibili da chiunque. Forse non tutti sanno però che anche i LIKE messi a post che hanno visibilità pubblica sono tracciabili tramite appositi motori. Così come i like alle foto e le foto in cui si è taggati. Tutto ciò che è contrassegnato con il MONDO lascia traccia. Può sembrare un consiglio scontato, ma dopo anni di ricerche vi assicuro che non lo è: gestire la visibilità della propria attività sui social è la prima mossa da fare per prevenire la circolazione indesiderata di informazioni private. Restringete le vostre attività “private” agli amici che avete scelto. E lasciate al “mondo” le cose che volete si sappiano di voi.

IL DIRITTO ALL’OBLIO

web reputation cancellareChe fare se alcuni contenuti passati sono lesivi della vostra dignità? Una soluzione è ricorrere al “diritto all’oblio”, tutelato dalla giurisprudenza italiana dagli anni Novanta. Per diritto all’oblio, così come definito dalla Corte di Cassazione, si intende il «[…] giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata». In questo senso vi è la possibilità di richiedere ai motori di ricerca la cancellazione delle informazioni riguardanti se stessi, se lesive della propria dignità. Google, dopo numerosi casi giudiziari, ha messo a disposizione un modulo attraverso il quale è possibile richiedere la rimozione dei link relativi alle informazioni “inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti, ovvero eccessive in rapporto alle finalità del trattamento in questione realizzato dal gestore del motore di ricerca.

Lo trovate a questo indirizzo

Per concludere, la prevenzione è la strategia migliore. Gestire con cautela cosa “dare in pasto ai motori”, con la consapevolezza che, una volta condiviso, fermarlo sarà difficilissimo, se non impossibile. Come sosteneva l’informatico Vint Cert, «Non potete uscire di casa ed andare alla ricerca di contenuti da rimuovere sui computer della gente solo perché volete che il mondo si dimentichi di qualcosa. Non penso che sia praticabile.»

Come dire: non condividere è meglio che rimuovere.

Moksilla per Investigazioni Italia