Moksilla

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Moksilla - DAIMON - Progetto DAIMONS

Sui “DAIMONS”

Credo ci sia un linguaggio profondo, in grado di sentire, comprendere e guidarci al di là della nostra logica, prima e oltre la ragione. Qualcuno lo chiama inconscio, i greci lo chiamavano Daimon: una forza più potente di noi, di cui sappiamo poco e che pure ci guida e ci porta laddove dobbiamo arrivare. I Daimons per me sono un po’ questo: un modo per esprimere il profondo, tracciare a colori linee inconsce di cui a volte riconosco l’esistenza solo dopo averle viste. In questo senso, se non so bene definire cosa sono i Daimons, so per certo che loro definiscono me. – Mok

Daimons

I DAIMONS per me sono sempre esistiti. Forse, solo, non li chiamavo. Erano omini che si arrampicavano sulle parole durante le ore di scuola, omini fatti di bic e noia: si calavano da titoli, uscivano da pentole improbabili, venivano catapultati sulla terra da un’enorme cicogna.

Durante le lezioni questi omini sembravano prendere vita autonomamente e, in modo quasi paradossale, mi aiutavano a ricordare quello che stavo ascoltando: mi rapivano la mente per ridarmela più attenta. Sicché poi, quando mi capitava di prestare il mio quaderno ad altri per gli appunti, dovevo dargli anche tutto il catalogo di omini rampicanti e, un po’ me ne vergognavo.

Più di vent’anni dopo, gli “omini” sono tornati. È successo in un periodo molto difficile. Un grande foglio di carta marrone lasciato dietro la porta, sul termosifone, un primo timido omino fatto e matita e poi così, ogni giorno, a raccontare quello che non riuscivo a dire.


In qualche mese il foglio si è riempito. E gli omini, anziché ritirarsi per aver fatto il proprio dovere, sono esplosi.

Sono esplosi attraverso colori, cuori spezzati da cui hanno iniziato a fuggire, immagini non ragionate, ma scaturite pareva da qualche luogo a me ancora ignoto.

Il nome? Pare che anche lui sia arrivato da solo.

Però, se ci penso, il DAIMON di Platone, ripreso poi da Hillman, è quello che più gli si addice.

Il DAIMON… Un essere che sta dentro di noi e ci guida. E decide lui dove portarci, nonostante noi, perché lui sa perché è tornato qui e cosa deve realizzare. E non ci lascia in pace finché non glielo permettiamo.

Ancora oggi, a distanza di 7 anni, i DAIMONS sono questo.

Una sorta di spoiler interiore.

Un mezzo per guardarsi dentro “prima“.

Prima che ci arrivino la ragione e la parola.