Il profumo di Süskind

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Mi sono avvicinata al profumo di Süskind molte volte. Ci ho girato intorno per anni, una volta l’ho anche iniziato e l’ho abbandonato dopo qualche pagina, vinta dalla sua apparente lentezza. Quando mi è apparso su Audible mi sono detta, questa volta ce la devo fare. E ce l’ho fatta, in circa dieci meravigliose ore di ascolto a passeggio nel freddo (ps. non di seguito!).

E dunque, il profumo è un libro a più livelli, sviluppato attraverso un’evoluzione progressiva dei piani narrativi.

Il libro si apre con il ritratto misterioso di un bambino “senza odore, che possiede inspiegabilmente un olfatto incredibile. Si trasforma quindi in un viaggio nell’alchimia degli odori, delle essenze, tra botteghe di profumieri, boccette e alambicchi. Diventa via via un giallo e ti inchioda all’ascolto con un ritmo crescente sostenuto dalla macabra attrazione del noir. Riprende in chiusura il filo iniziale, con un punto di vista più introspettivo, che fa ben intendere al lettore che quella “mancanza di odore” è una dolorosa metafora. Del disagio esistenziale. Del vuoto.

Non so quanto possa davvero essere attinente, ma io ci ho letto anche una metafora del narcisismo, di chi sa cogliere e riprodurre i “profumi” di tutti gli altri, ma dentro sé “non ha profumo”, solo un vuoto incolmabile, che riesce a coprire con una camaleontica imitazione e appropriazione delle vite degli altri. Proprio come il dannato e insieme innocente Grenouille.

Tra tutti i meravigliosi e dolci profumi che evoca, è un libro amaro in fondo.

Il ritratto di un uomo astratto da tutto e tutti, un uomo ontologicamente solo, e insieme il ritratto desolato di un mondo capace di essere trascinato verso i suoi più bassi istinti al mutare di un vento… o di un odore.

Se mi è piaciuto? Sì, è un cult da leggere.
Se lo rileggerei? No, una volta basta! 😉