Piazza Vittorio - Torino

Rivedersi

Torino, una gioia semplice e assoluta rivederla dopo quasi due mesi, come guardare con gli occhi del primo giorno la persona che ami da anni (non è forse questo l’amore?)

Pensieri

Ieri, dopo 50+ giorni di confinamento, ho ripreso la bici. Il sole fuori, lei coperta da un telo di nylon umido, qualche segno di ruggine sulla catena.

Davvero? mi ha detto. Sì baby, andiamo.

Una lunga discesa, il sole, il vento tra i capelli e la mascherina, il colore del cielo, gli alberi che sfrecciano indietro, i papaveri, le macchine troppo vicine, il semaforo rosso.

Dalle mascherine ci guardiamo a distanza come gli ultimi sopravvisuti.

I Negramaro cantano dall’unica cuffietta funzionante e gli occhi si riempiono finalmente di vita, un bimbo si lancia con un monopattino da una piccola discesa, due amiche ridono, un signore anziano prende dalla borsa qualcosa da dare al suo cane. Asfalto, terra, asfalto, il nostro posto, una piccola salita e finalmente lo sguardo si apre su Piazza Vittorio, semideserta, illuminata appieno dal sole. Mi fermo commossa. Torino mi ha avvolta ancora come l’abbraccio di una madre buona e resto un po’ a godere della sua dolcezza.

Un ciclista mi chiama, ehi!, mi volto, ciao!, ciao! gli rispondo e in quel semplice gesto sento tutta la voglia di condivisione repressa in questi mesi e un’incontenibile e rinnovata voglia di vivere.

Tra i portici di via Po sfilano ragazzini mascherati, Piazza Castello riposa assolata con i tendoni del tg sul fondo, quelli che ho più volte guardato da casa ripetendo ogni volta “quanto mi manca!”.

E poi una pedalata dopo l’altra andiamo al Cinema Centrale, il cinema di papà senza papà che tuttavia è ancora papà, pedaliamo in via Lagrange, attraversiamo via Roma e i suoi negozi chiusi, passiamo per qualche traversa laterale superate dai ciclisti di Gloovo.

Oggi è di nuovo sole e dal balcone la sento scalpitare, le ruote già pronte, mentre sdraiata pigramente, ancora stanca da ieri, faccio finta di niente.

“Andiamo?”